Accademia dei Filaleti


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Accademia dei Filaleti

Sede di Roma dedicata alla Dea "ISIDI PANTHEAE"



"Iside è il gran potere generativo femminile, l'essenza delle cose".
PLATONE, secondo Plutarco


L'Accademia dei Filaleti di Roma nasce con il nome di "Isidi Pantheae" cioè il culto di Iside la Grande Madre. Iside è l'archetipo che appartiene alla categoria delle grandi Dee Madri, in quanto Dea di fertilità che insegnò alle donne d'Egitto l'agricoltura. Il suo nome, Iside, significa antico ed era chiamata anche Maat, che significa Conoscenza o Sapienza. Iside è Maat, la Sapienza Antica. Ovvero la sapienza delle cose come esse sono e come sono state sempre, la capacità innata, intrinseca di seguire la natura delle cose sia nella loro natura presente sia nel loro inevitabile sviluppo nel rapporto reciproco. E’ la sapienza dell’istinto. Tuttavia le sue imprese e i suoi attributi fanno di Lei l'archetipo per eccellenza dell'anima compagna.Iside viene ricordata così: «Io sono tutto quello che fu, che è, che sarà... E nessuno dei mortali riuscì mai a scoprire quel che s’asconde sotto il mio velo».
Apuleio parla di Iside nell'antica Roma descrivendo quella festa che in Roma si disse "Isidis navigium", segnata nel calendario romano il giorno 5 Marzo, e che crebbe rigogliosa attraverso il cristianesimo trionfante, come dimostra il fatto che ne parlano scrittori del IV secolo, non solo, ma anche del tempo di Giustiniano. Era una festa marinara, in quanto consisteva essenzialmente nel consacrare alla dea, la nave che poi si lanciava nel mare. Al velo d'Iside, alle vele della nave egizia, si sostituiva il miracoloso velo del sacro rito. E se così è, il culto di Iside nel suolo di Roma veniva rappresentato con il viaggio simbolico di navi nel Tevere. Iside Euploia (della buona navigazione) veleggiava con l'equipaggio di Ra attraverso gli inferi, durante la ricerca delle membra dilaniate del marito Osiride assassinato dal fratello. Proprio come l'amata dea di Alessandria, il cui faro guidava le navi di notte, così Iside era invocata per la protezione delle navi che arrivavano o che lasciavano i porti. Considerata protettrice del raccolto che veniva mandato a Roma. Per assicurarsi una navigazione tranquilla, i marinai spargevano fra le onde petali e ghirlande di fiori.
La sua devozione ad Osiride fu tale che Lei potè salvarlo dalla morte per ben due volte, ricomponendone i pezzi e restituendogli la vita. Iside rappresenta la ricerca suprema dell'anima gemella, l'uso consapevole del potere femminile dell'amore e del misticismo. Di Iside era detto: “dove tu guardi pietosa, l’uomo morto ritorna in vita, il malato è guarito”. Iside era vergine e madre, spesso rappresentata col bimbo in braccio.

Le statue nere di Iside possiedono anche un altro significato. Plutarco dice che “tra le statue quelle con le corna sono rappresentazioni della sua luna crescente, mentre quelle vestite di nero i modi occulti e nascosti in cui essa segue il Sole – Osiride – e brama di unirsi con lui. In conseguenza a ciò essi invocano la luna per le questioni amorose e Eudosso dice che Iside regna sull’amore.”


Il motto che alimenta lo spirito filosofico dell'Accademia dei Filaleti di Roma è:

"La virtù e la verità sono cibo dell'anima".
(D. V. Cuomo: Platone in Italia).


Gli uomini di cultura della nostra città e della nostra regione potranno così trovare un luogo privo di qualsiasi pregiudizio in cui scambiarsi idee, progetti, ambiti di ricerca con l’obiettivo finale della “Verità” come luce che illumina il loro percorso. Anche gli uomini di Chiesa, come avveniva nell’antica Arcadia, saranno i benvenuti con uno spirito di apertura e di disponibilità a comprendere ed a comprendersi. Questo è il nostro sogno come lo fu per gli antichi accademici: una serie di incontri, che verranno annunciati nei prossimi mesi, porrà le basi di questo progetto a noi tanto caro.
La speranza è che l’invito venga raccolto anche dai filaleti delle altre città d’Italia che riescano a cogliere l’ ispirazione a rinverdire l’antica tradizione arcadica anche nelle loro sedi.


INNO ALLA DEA ISIDE

Perché io sono la prima e l’ultimaIo sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile,
eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.

Rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto; risalente al III-IV secolo a.C.





CIBELE COME ISIDE A ROMA
"LA GRANDE DEA MADRE"

Nella mitologia greca fu identificata con Rea e rappresenta la Grande Madre di tutti gli Dei. Cibele viene generalmente raffigurata seduta sul trono tra due leoni o leopardi,con in mano un tamburello e con su il capo una corona turrita;
è coperta da un velo o da un mantello, regge uno specchio nella mano e, sette volte su dieci,possiede una melagrana. Come Demetra, impugna le spighe d’orzo la cui Claviceps purpurea forniva la bevanda allucinogena.


Il mito pelasgico della creazione

In principio la grande Dea emerse nuda dal Chaos. Non trovando nulla ove posare i piedi, divise il mare dal cielo e intrecciò sola una danza sulle onde. Danzando si diresse verso sud e il vento che turbinava alle sue spalle le parve qualcosa di nuovo e di distinto, pensò allora di cominciare l’opera della creazione: si voltò all’improvviso, afferrò il vento del nord e lo sfregò tra le sue mani finché apparve un enorme serpente. La Dea danzava accaldata, danzava con ritmo sempre più selvaggio e il serpente, acceso dal desiderio, l’avvinghiò nelle sue spire e si unì a lei. Volando a pelo dell’acqua la Dea assunse forma di colomba e poi, a tempo debito, depose l’uovo cosmico. Ordinò allora al serpente di avvolgere l’uovo per sette volte: il guscio si dischiuse e ne uscirono tutte le cose esistenti. Ma ben presto il serpente si vantò d’essere egli stesso il creatore e irritò così la grande Madre che lo relegò nelle buie caverne.E’ questo il mito Pelasgico, che alcuni Autori ascrivono ad un’origine anatolica. Si tratta di una versione in accordo con la tradizione indoeuropea degli antichi Veda (i testi sacri degli invasori giunti in India da nord e attraverso le steppe caucasiche). V’è un parallelo con Vinata, dea primordiale che guarda verso dove il limite dell’oceano si unisce con il cielo: dall’uovo cosmico che ella depone nasce un figlio alato il cui primo compito sarà di riscattare la madre dal potere dei serpenti.


La nascita di Cibele


Cybele, madre degli dei, era adorata a Pessinonte, in Frigia. E' una divinità della Terra protettrice dei campi e dell'agricoltura. Durante la Seconda Guerra Punica (circa 205 a.C.), i Libri Sibillini consigliarono ai Romani di cercare e recuperare a Pessinonte la pietra nera rappresentante la madre degli dei. La pietra fu successivamente conservata nel Tempio di Vittoria.

La costruzione di un Tempio di Magna Mater cominciò nel 204 a.C. e fu conclusa nel 191 a.C. Esso era posizionato nella parte sud-ovest del Colle Palatino e fu consacrata ufficialmente nell'Aprile del 191.L'edificio bruciò per ben due volte: prima nel 111 a.C. e poi, dopo la ricostruzione, nel 3 D.C. Fu definitivamente ricostruito da Augusto.

Il nuovo tempio fu elevato su un'alta base con una grande scalinata. La facciata è esastile e corinziana e non ci sono colonne sui lati (prostilo).Augusto fu molto mostrò sempre la sua vicinanza al culto di Cibele e sua moglie Livia fu assomigliata alla dea. Il culto ebbe una grande estensione fino alla fine dell'Impero.storico-archeologicheRisale al 204 a.C. l'introduzione a Roma del culto di Cibele, in coincidenza dell'arrivo del suo simulacro( una pietra nera di forma conica) proveniente da Pessinunte nell'Asia Minore. Dietro il culto di Cibele (la Magna Mater) si nasconde quello della dea orientale Shub-Niggurath. Dal suo arrivo a Roma fino al completamento di un tempio apposito, la pietra nera viene custodita nel tempio della Vittoria (l'Aedes Victoriae).

Tra il 204 ed il 191 a.C. viene costruito sul Palatino il tempio-santuario per accogliere il simulacro; il nuovo edificio aveva un suo orientamento preciso (Nord Est-Sud Ovest, dovuto probabilmente a motivi cultuali), del tutto diverso da quelli precedenti; inoltre una grande platea occupò buona parte dell'area antistante e Occidentale del tempio, mentre ad Est essa consentiva il collegamento con l'area del vicino tempio della Vittoria. Dagli attuali resti risulta che il tempio era corinzio a pianta rettangolare con pronao appena più piccolo della cella, prostilo e esastilo; all'interno della cella vi era un colonnato lungo le pareti (nel II sec. a.C. con capitelli ionico-italici) e un plinto in muratura per la statua di culto, collocata forse all'interno di un'edicola, inglobata nella parete di fondo. Il tempio si elevava su un imponente podio in opera cementizia che, insieme alle fondazioni poggianti direttamente sulla roccia del Palatino, misurava quasi m. 9 di altezza. Nel 111 a.C. avviene un primo incendio nel Tempio della Magna Mater, appiccato tra gli altri dall'edile Quinto Memmio che si impossessa della pietra nera.tempio è restaurato da Metello Numidico e il culto riprende in versione ufficiale e pacifica. Con la ricostruzione in opera cementizia del tempio e sopraelevazione dell'antistante platea, la vasca in opera quadrata e le relative scale angolari di accesso furono obliterate. Si costruì, invece, un nuovo grande bacino in opera cementizia di forma rettangolare (m. 16,50 x 3) ad Ovest del podio del tempio. La struttura, che indica la necessità di grandi vasche nel rituale del culto di Cibele (si sa che i sacerdoti della Magna Mater, lavavano il simulacro di Cibele nelle sacre acque del fiume Almone in occasione della festa della Dea), era all'interno di un'ampia area rettangolare recintata sul fianco Ovest del tempio, poiché la platea antistante ad esso doveva essere riservata ad una specifica funzione, probabilmente connessa agli spettacoli teatrali dei Ludi Megalenses, celebrati fin dal 194 a.C.Nel 3 d.C. avviene il secondo incendio del Tempio in circostanze misteriose dopo di che si perdono le tracce del culto di Shub-Niggurath e della pietra nera.ò essa sola fu detta Gran Madre degli dei e madre delle fiere e genitrice del nostro corpo.Di lei cantarono un tempo i dotti poeti di Grecia che dal trono su un cocchio guidasse due leoni aggiogati, significando così che l'immensa molte terrestre è sospesa negli spazi dell'aria e che la terra non può poggiare sulla terra.


Inno di lode alla Grande Madre:


Ave, Grande Madre dell'Ida, Madre degli Dei! Ave, O più antica Sacra Dea! io ti offro preghiere devote, O Cibele, Berecinziana Madre di Dindymus!Accoglici sotto la Tua protezione Che Tu possa difenderci! A Te offro questa supplicaPer garantire pace, sicurezza, E salute alla nostra famiglia.
Possa tu essere benevolente e a noi propiziaenon abbandonare mai laTua progenie.se si presenta un'offerta di vinoPer queste cose siiTu onorata da questa libagione. Sii Tu benevola e a noi propizia!

















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